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Lodovico Griffa e il laicismo di Pier Franco Quaglieni

LAICO, NON LAICISTA

Poiché non stiamo facendo una commemorazione, né dobbiamo elencare ad uno ad uno i meriti del professor Pier Franco Quaglieni ed i successi non tanto suoi, quanto – direbbe lui nella sua modestia – del Centro che dirige, quasi fossimo per procedere ad una nomination per il premio Oscar alla carriera, io vorrei soffermarmi non su singoli episodi – che pur sarebbero tanti – della sua pluridecennale attività, o sulle singole sue doti di studioso e di uomo, che altri con maggior autorevolezza di me potrà attestare, quanto su un aspetto più generale e, apparentemente, meno concreto della sua opera. Il professor Quaglieni ha messo a disposizione del Centro la sua cultura, la sua infaticabilità, il suo entusiasmo, il suo lavoro disinteressato, ma, soprattutto, ha saputo trasmettere a tutti coloro che attorno a lui hanno operato ed operano il vero senso della libertà e – merito maggiore – della tolleranza.

Figura 1Il prof. Quaglieni alla consegna del Premio “Pannunzio” a Gianpaolo Pansa

Figura 1 Il prof. Quaglieni alla consegna del Premio “Pannunzio” a Gianpaolo Pansa

In un’epoca in cui ancora troppo spesso il laicismo è praticamente inteso come “dogmatismo laico”, Quaglieni, senza strombazzature ma con fermezza, ha predicato ed ha saputo trasmettere a tanti lo spirito del vero laicismo, che è affermazione della dignità del pensiero e della ragione umana nei campi in cui essa può agire, che è rispetto e tolleranza per il pensiero degli altri, che è vera humanitas nel senso classico del termine. Della sua cultura e del suo laicismo Quaglieni non si è mai fatto scala per sollevarsi sugli altri, non lo ha mai considerato una superiorità spirituale, non ha mai identificato automaticamente il pensiero laico con la miscredenza, con la supponenza mentale, con il compatimento per chi è su posizioni culturali diverse dalle proprie.

L’aver coltivato con tanta passione questo equilibrio di pensiero, caratteristico del Centro e del personaggio a cui si intitola, l’averlo trasmesso ai suoi collaboratori, l’aver informato ad esso tutta l’attività del Centro, è il merito maggiore del professor Quaglieni.

Il numero delle iniziative da lui promosse in tanti anni di direzione è infinito, come infiniti sono i benefici ricaduti sulla vita culturale della città, ma il risultato maggiore e più duraturo è proprio l’aver fatto prosperare in tutti noi questo spirito di libertà e di tolleranza, che è il fondamento della cultura e della humanitas. E, se non temessi l’accusa di provincialismo e di orgoglietto campanilistico, come vorrei sottolineare nell’opera di Quaglieni la continuazione di quella tradizione culturale tutta torinese che, ispirandosi al pensiero liberale di Benedetto Croce, tanti nomi illustri ha fornito al dibattito culturale in questo secolo ormai al tramonto! Per questo i torinesi debbono essere riconoscenti a questo grande “organizzatore di cultura” che, con mezzi molto inferiori, ha, in certo qual senso, continuato la tradizione liberale di Gobetti.

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