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Mondovì

La città di Mondovì (22.700 abitanti circa) nasce nel primo Medioevo, verso la fine del 1100. La sua origine è da ricercare nella necessità di sicurezza dagli invasori e, soprattutto, dal desiderio di affrancarsi dal potere feudale. Ecco allora che, dopo l’ennesimo attacco, gli abitanti di Bredolo, antica contea carolingia, fondano una nuova comunità. Il nome della città ricorda la vicinanza colla città di Vicoforte: Mondovì deriva infatti da “Ël Mont ëd Vi”, cioè il monte di Vicoforte: Borgo Piazza, la parte più antica della città, era estremamente vicina alla città di Vicoforte, con cui ha ancor oggi solidi legami. Passeggiando per la città, si può notare la Sinagoga di Mondovì. Nata nel 1700 come conseguenza della segregazione voluta da Vittorio Amedeo II, è spoglia all’esterno e ricca all’interno. Così, tra le quattro differenti camere ci sono diversi elementi interessanti: le cornici, l’Arca Santa, le Tavole della Legge e la Menorah, il Candelabro Sacro. Forse, tuttavia, gli elementi più notevoli sono il pulpito ottagonale in legno dorato e gli antichi banchi, disposti lungo le pareti. La comunità cattolica “risponde” con la Chiesa parrocchiale dei S. Giovanni ed Evasio, una volta chiamata San Giovanni in Lupazzanio. Costruita in stile romano-gotico, presenta un abside poligonale, un campanile a forma di cupside e diverse monofore e bifore. L’interno a tre navate viene abbellito con decorazioni e dorature. Spiccano sul resto, il grande organo costruito dai fratelli Vittino di Centallo (1800 circa), le statue dello scultore Antonio Roasio e gli affreschi della Madonna. Meno artistica ed ugualmente interessante, la Chiesa dei Santi Pietro e Paolo. Ad essa è legata una vicenda locale, legata all’occupazione delle truppe napoleoniche. Durante un pattugliamento, i soldati francesi vedono il Moro, la statua posta sulla cima dell’edificio, scambiandolo per un nemico. A proposito di vicende, va citato il Rione Piazza. Il sottosuolo di tale zona della città è percorso da numerosi cunicoli, scavati nel Medioevo come via per il trasporto di uomini e mezzi. Gli stessi cunicoli, molti dei quali oggi visitabili, sono oggetto di leggenda e storia. Per la prima, sono popolati dai fantasmi di coloro che lì perirono, per la seconda sono stati usati da partigiani e soldati durante la II° Guerra Mondiale, lasciando numerose testimonianze.

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