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Savigliano

Nonostante il numero di abitanti limitati, Savigliano (21.100 abitanti circa) offre luoghi meritevoli di una visita. Come i poli di cultura, tra cui la Gipsoteca Davide Calandra. Ospitata dall’ex convento francescano nel centro della città, questa raccoglie le opere in gesso dell’omonimo scultore torinese, prima donate dalla figlia Elena poi dall’ordine di Malta, erede universale dell’artista dopo la morte dei suoi parenti prossimi. Muovendosi per i locali della Gispoteca, è allora possibile conoscere l’intera opera del Calandra, dalle creazioni di tema religioso (La Madonna del Sacro cuore o Il Benedetto Cottolengo), politico (la Statua di Pastorelli o Monumento al generale Arimondi) o verista (L’Aratro o Alla predica). Nelle sue vicinanze, la Chiesa di San Giovanni Battista: nonostante il nome, è un complesso d’edifici, composto da due chiese ed una confraternita. L’edifico più antica, una cappella, nasce intorno al Mille, costruita sulla base di edifici romani. Con il tempo, si aggiungono altre strutture, tra cui la chiesa vera e propria, ormai lontana dallo stile originale. La facciata attuale, infatti, è il risultato dei restauri post incendio, avvenuto a fine ‘500. Al suo interno, la Chiesa vanta affreschi ed opere di artisti come Pietro da Saluzzo, il cosiddetto “Maestro di Luceam” ed i creativi noti come Biazaci di Busca. Sempre parlando di edifici religiosi, la città è sede della Chiesa di Santa Maria della Pieve. Questa è la chiesa più antica della città: restauri ottocenteschi hanno infatti portato alla luce un epigrafe, che data la fondazione al VII secolo. Nel corso della sua storia, la Chiesa ha subito atti estremi di odio e devozione. Riguardo ai primi, la cronaca nota come “Destructio Saviliani” riporta i vandalismi ed i danni, compiuti dai soldati mercenari guidati da Amedeo VI di Savoia. Riguardo i secondi, va notato come la chiesa ospitò a lungo la “lastra del venerabile Gudiris”, ritenuta fonte di guarigioni miracolosi. In cerca di una grazia, i fedeli iniziarono a grattarne la superficie e portarne via frammenti, obbligando a spostare la pietra nel locale museo civico.

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